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Pitaya

La Pitaya è anche conosciuta come frutto del drago e già solo per questo meriterebbe un assaggio. Se tuttavia il nome non è stato così suggestivo da far nascere la voglia di provarlo, anzi, ha prodotto l’effetto contrario, allora ecco qualche informazione utile.

Si tratta di un frutto tropicale proveniente da una pianta grassa originaria del Messico, poi introdotta anche in altri paesi dell’America centrale, in Asia (dove oggi si produce maggiormente), nell’Australia settentrionale e in un pò di altri posti, come le isole del Pacifico.

E’ difficile vederlo nei supermercati italiani ma, se nel banco frutta trovate delle piccole sfere gialle o rosse avvolte da protuberanze che sembrano fiamme di fuoco, allora forse lo avete trovato. Per certi versi, esteticamente può ricordare il fico d’india, ma senza spine e con una buccia meno tenace. Il suo interno invece è bianco (più raramente rosso o giallo) e la polpa, morbida e quasi cremosa (si mangia col cucchiaino) è tempestata da puntini neri. Il gusto è delicato, come il suo profumo, leggermente floreale. Può essere gustato in purezza oppure aggiungendo zucchero e limone. Si presta anche all’uso per cocktail e frullati.

La Pitaya fa benissimo! E’ ricca di acqua e vitamine, contiene fibre e proteine e ha un basso contenuto calorico (solo 36 kcal ogni 100 gr.). Il frutto del drago è consigliabile all’interno di diete dimagranti, ma anche per coloro che praticano attività sportiva. Grazie alla presenza di vitamina C, rafforza il nostro sistema immunitario. Le fibre in esso presenti contribuiscono a riequilibrare le funzioni intestinali, stimolando la diuresi. Combatte altresì la ritenzione idrica e la pelle a buccia d’arancia.

 

 

 

 

 

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