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Addio Armin Loacker, il re dei wafer

Loacker che bontà, Loacker che bontà! E’ una frase che risuona nelle orecchie di chiunque le abbia, da Trapani a Bolzano. E proprio li, nel capoluogo trentino, si è spento a 78 anni il re dei wafer Armin Loacker, un uomo che ha costruito la sua fortuna su quei deliziosi quadratini associati agli gnometti, alla montagna, all’acqua purissima, alla natura incontaminata.

Impossibile non volergli bene. E in effetti erano in molti a volergli bene e ad apprezzare questa filosofia, se è vero che l’azienda conta più di mille dipendenti, 7 Loacker Store e il “Mondo Bontà Loacker”, una sorta di museo interattivo che accoglie 150.000 visitatori l’anno. Nel 2017, con 876 milioni di pezzi venduti, per un totale di 36.159 tonnellate, ha avuto un fatturato di 335 milioni di euro.

Tutto nasce nel 1925 quando suo padre Alfons Loacker apre una piccola pasticceria a Bolzano, in piazza Domenicani. Ha solo 2 aiutanti. I prodotti si contraddistinguono da subito per la loro eccellenza e già allora compaiono i primi wafer. La crescita è vertiginosa e, dopo essersi fatta conoscere a livello regionale, la Loacker si apre all’Italia intera, per poi conquistare il mondo, diffondendosi in oltre 100 Paesi. La svolta avviene nel 1974 quando, spinta dalla necessità di trovare una sede più grande, la proprietà, invece di spostarsi nella zona industriale di Bolzano, di fianco ai capannoni dell’industria pesante, sceglie il cuore delle Dolomiti, tra montagne incontaminate, boschi, ruscelli e foreste.

E’ l’unica strada per dare continuità al proprio credo, fatto di natura, genuinità e bontà! Oggi l’azienda prosegue il lavoro orfana del suo mentore, ma forte di un apprezzamento che non conosce confini, dall’Italia all’Arabia Saudita, dalla Cina all’Australia, dagli Stati Uniti a Israele.

 

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