Saietta
Curiosità

Estate 1990: spaghetti aglio e olio ed un cane che correva come una “saietta”

L’estate del 1990 è quella delle “Notti Magiche”, inseguendo un gol. Quella della nazionale italiana più bella di sempre, almeno per me. Avevo 9 anni e a luglio ero già al mare. Ci sarei rimasto fino a fine agosto, nell’inconsapevolezza che quel tempo così lungo trascorso in villeggiatura negli anni si sarebbe inesorabilmente assottigliato.

Le sere delle partite si usava sempre fare una spaghettata in giardino con tutte le altre famiglie del palazzo. I piatti di carta ospitavano una scivolosa e buonissima pasta aglio, olio, peperoncino e prezzemolo, c’era la birra e un televisore grande piazzato a capotavola.

Dopo le gare i grandi rimanevano a parlare, mentre io gironzolavo per il giardino con la mia bicicletta, non avendo ancora il permesso di girare da solo per il paese. Ogni tanto buttavo un orecchio ai discorsi che facevano e una volta fui protagonista di un episodio che ricordo ancora: il mio primo scontro con un avvocato, un collega direi oggi, ma non potevo certo dirlo allora, quando avevo solo 9 anni.

Questo legale parlava del suo cane, che teneva in un piccolo recinto a pochi metri da noi e che di notte era solito liberare. “Il mio cane corre come una saietta”, disse per sottolineare le doti da velocista dell’animale. Io lo guardai e mi uscì di getto: “avvocato scusate, ma si dice saetta, non saietta”.

Non percepii il successivo gelo, non percepii nulla nella mia ingenuità. In quel momento non mi venne in mente di guardare la reazione dei presenti, che adesso posso ben immaginare. In fondo cosa avevo fatto? Io, bambino di 9 anni, avevo corretto un avvocato sessantenne pieno di sè alla presenza di altre persone e senza lasciargli possibilità di difesa. E’ incontestabile infatti che saetta sia il termine corretto. Non badai neppure alla reazione dell’avvocato, che oggi credo abbia trattenuto dentro di sè la lava che voleva uscire fuori anche dalle orecchie.

Il legale sul momento incassò, poi lasciò che tutti fossero ritornati in casa, mentre io ancora ronzavo nel giardino con la mia biciclettina. Ad un certo punto mi chiamò, facendo segno di avvicinarmi. Era il momento della resa dei conti. Poi, con tutto il livore che aveva in corpo, mi disse a voce alta: “CHE TU DA ME PUOI SOLO IMPARARE! HAI CAPITO!!!!!! HAI CAPITO!!!!!!”

Quella reazione così inattesa mi lasciò di sasso, scatenando in me il pianto. Corsi a casa grondando lacrime. Nessuno dei miei familiari si stupì più di tanto, quasi come se si fossero prefigurati una scena del genere, loro si, ben consci della figuraccia che avevo fatto fare allo stimato legale poco prima.

A conti fatti l’avvocato fu anche sfortunato perché, se è vero che all’epoca “saietta” era solo una parola sbagliata, dal 2015 è il nome di una azienda di ciclomotori e motori elettrici. Ragion per cui, a 29 anni dall’accaduto, è possibile dire che “il mio cane correva come una Saietta” è in un certo qual modo corretto!

Quell’estate, al di là dell’episodio, la ricordo come una delle più belle della mia vita, tra spaghettate, spiaggia e pallone, com’è giusto che sia quando si vive la stagione della vita in cui non c’è malinconia.

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