Curiosità

Al ristorante che tipo di cliente sei?

Nei ristoranti, si sa, il cliente ha sempre ragione. Così ai dipendenti e titolari della struttura non resta che fare buon viso a cattivo gioco, anche quando gli avventori manifestano comportamenti al limite del tollerabile.

Frequentando i ristoranti e avendoci anche lavorato, ho maturato una visione della faccenda da entrambe le prospettive. Ciò mi ha permesso di individuare varie figure di clienti, che oggi voglio brevemente elencare.

Il nemico del menu

Per questo cliente è quasi inutile ricevere il menu al tavolo. Il menu serve solo a stabilire quello che non vuole, non quello che vuole. Si, perché guarderà le proposte dello chef e non gliene andrà bene nessuna. Per cui, dovendo comunque mangiare, comincerà a fare lui i suoi piatti, suggerendo modifiche, chiedendo fuori menu e facendo impazzire camerieri e cucina con ordinazioni strampalate.

Il rompicoglioni a tutti i costi

Se prima il discorso era concentrato su un unico, seppur fondamentale, elemento, questo tipo di cliente fa le pulci a qualunque cosa, a partire dall’ingresso e l’insegna. E’ partito da casa con il preciso intento di trovare difetti e criticare e nulla lo distoglierà dalla sua missione. Il rompicoglioni a tutti i costi ha da ridire su ogni aspetto: dall’arredamento al cibo, dal servizio al conto. Ciò avviene a prescindere dal fatto che il ristorante sia valido o meno. Il giudizio, infatti, è assolutamente prevenuto.

Il lamentoso

Variante del rompicoglioni a tutti i costi è il lamentoso. La differenza è che, mentre l’uno trova difetti in continuazione anche se è consapevole che non ce ne sono, e quindi è in malafede, il lamentoso è in buona fede. Ci sono cose che gli danno noia e lo dice senza secondi fini. E lo spaghetto è scotto, e qui c’è troppa o troppa poca luce, e qui c’è corrente, e questo non mi piace, e quello neanche, e il locale è troppo affollato, e nel locale non c’è nessuno, e la sedia è scomoda. Il lamentoso non è solo una jattura per il locale che lo ospita, ma anche per i suoi stessi amici, che dovranno sorbirsi per tutta la serata questa camionata di insofferenza.

L’integralista

Non vuole mai discostarsi da quello che già conosce e che gli è familiare, aggrappato ad una tradizione non già regionale, ma di casa sua. L’integralista non guarda al di là del proprio naso, non ha alcun tipo di curiosità gastronomica. Se ordina un piatto è perché lo ha già mangiato e, se non ha lo stesso sapore di quello cucinato dalla mamma o dalla nonna, non ci si ritrova.

L’entusiasta

A lui va bene tutto. Gli basta stare in compagnia e non avrà mai nulla da ridire. Ogni cosa che assaggia è buonissima, il conto è sempre giusto, il tavolo è sempre buono. Se c’è stato un errore, si rimedia. Per un locale, un cliente ideale. L’unica pecca è che, trovando sempre tutto ottimo, non riuscirà ad essere credibile agli occhi di chi gli chiederà una recensione.

 

Il raccomandato

Si sente come se il ristorante fosse suo. Lui deve essere servito prima degli altri, anche se è arrivato dopo, deve avere il tavolo migliore anche se è già prenotato, ha diritto ai cibi più freschi e all’occhio di riguardo sul conto. Altrimenti come potrebbe pavoneggiarsi con gli amici?

Il gretto

Il gretto è quel cliente che bada solo a 2 cose: le porzioni e il prezzo. Per il gretto una pietanza è buona solo se viene servita in quantità industriale e se si paga poco. Il suo obiettivo è riempirsi la pancia più che può sborsando il meno possibile. Il gretto è colui che, quando gli chiedono di un locale in cui è stato, per esprimere parere positivo dice “Quanto abbiamo mangiato!”, non “Come ho mangiato bene!”.

Il prevenuto

Il prevenuto è il cliente che un locale non ha e non avrà mai per ragioni a volte davvero stupide. “Quel posto lì? Noooooooo! Per carità! Non ci vado perché mi ha raccontato mia cugina che una volta un amico del fidanzato della sorella di sua zia s’è sentito male”.

Il modaiolo

Il modaiolo è un avventore che sceglie il locale non in base ai propri gusti personali, ma in base alle tendenze del momento. Generalmente non capisce nulla di cibo e neppure se ne cura. A lui interessa semplicemente frequentare i luoghi che tirano di più. Poi, che mangi bene o che trascorra una bella serata non è determinante. Ciò che conta è esserci.

Il ciuccio e presuntuoso

Il ciuccio e presuntuoso è quello che vuole fare il fenomeno, facendo credere di avere una grande cultura gastronomica, in realtà completamente assente, o che ordina piatti che non conosce o che conosce a modo suo. Per capirsi, è quello che prende la tartare lamentandosi poi col cameriere che la carne è cruda. Oppure è quello che rimanda indietro la carbonara perché l’uovo è liquido e non “a frittata” come la mangia lui a casa.

 

 

 

 

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