Ristoranti da copertina

Tre cipolle sul comò: liscio come l’olio

Ristorante - CHEF: Andrea Bruno
Via G. Vercillo 13, Borgo Antico, 87036 Rende (CS)

Nel caratteristico centro storico di Rende (CS) c’è un locale in cui nulla è scontato e tutto ha un’impronta. Si chiama “Tre cipolle sul comò“. Accogliente come il divano di casa di cui non ci si vuole mai disfare, è un avamposto della tradizione che incontra l’innovazione, miscelati da due patron con la passione nelle vene: Andrea e Carlotta. L’obiettivo è valorizzare i prodotti locali, seguire la stagionalità, beneficiare del lavoro dei piccoli produttori vestendo le nostre eccellenze con abiti nuovi. Come recita l’insegna: “piccolo ristoro creativo”.

Proprio in questa ottica abbiamo partecipato ad una cena che ha come filo conduttore l’olio extravergine d’oliva, in particolare quello dell’azienda agricola Polivento di Oriolo (CS): oro liquido dall’antipasto al dessert, per un menu realizzato ad hoc.

Si parte con una degustazione in purezza: due tipi di olio sotto la lente di ingrandimento, con la spiegazione del prof. Pellegrino sul metodo da utilizzare per riconoscere un buon prodotto, seguiti da una cena in un tavolo conviviale da 16 posti.

Non ci si conosce, ma i padroni di casa sono un fantastico collante, il cibo e le bevande pure. Lo start è il gin tonic al rosmarino e limone di Rocca Imperiale. Leggero e aromatico, accende le papille gustative e pulisce la bocca dalle degustazioni di olio compiute in precedenza.

L’antipasto è la tartare di podolica con coulis e scorza di bergamotto, melograno e sfoglie di pane. La freschezza della materia prima tagliata a coltello, addizionata con elementi dolci, salati, acidi e croccanti, concede sempre nuovi spunti gustativi. A completamento, anche un meraviglioso salame al tartufo limited edition, anch’esso targato azienda agricola Polivento. Purtroppo il prodotto non viene commercializzato.

Ceci bianchi e ceci neri per il cavatello servito come primo, sublimati da un piccolo capolavoro della terra: “il peperone crusco è poesia”, dice Andrea, ed è vero. Riuscito l’abbinamento con il persistente Cervinago Rosso di Civita (CS).

Da un piatto estremamente tradizionale, si passa a un secondo che sfrutta una tecnica di cottura mutuata dalla cucina giapponese: filetto di vitello tataki (con una scottatura forte su ogni lato e un bel rosso vivo all’interno), avvolto da semi di zucca, lino, papavero e accompagnato da un’insalata di agrumi. Perfetto l’accostamento con lo Scala Cirò classico rosso, più secco del precedente, che asciuga e bilancia l’umidità della carne.

Si conclude con un sorprendente gelato all’olio extravergine d’oliva Polivento, mele, ananas e croccante di noci e pistacchio.

A chiudere caffè e un amaro: Jefferson. Il Jefferson si è classificato primo nell’edizione 2018 del World’s Drink Awards, il prestigioso contest internazionale che celebra il meglio del beverage mondiale. E c’è una sorpresa: al di là del nome, che evoca serie televisive americane anni ’80 e posti lontani, in realtà è calabrese. Lo produce l’azienda Vecchio Magazzino Doganale di Montalto Uffugo (CS).

La serata è filata liscia come l’olio. L’esperimento sociale è riuscito, l’oro liquido è stato valorizzato. Ma prima del cibo, prima dei prodotti, della location e anche del conto, ci sono loro: Carlotta e Andrea, la pietanza migliore.

 

 

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