Ristoranti da copertina

Spill: il ristorante svedese che usa solo cibo in scadenza

Ristorante Spill - CHEF: Erik Andersson
Isbergs gata 10A, 211 19 Malmö, Svezia

Nel mondo più di 800 milioni di persone soffrono la fame e 1 persona su 3 è malnutrita. Di contro, 1 individuo su 8 è obeso o comunque in forte sovrappeso, e lo spreco di cibo giornaliero è enorme. Con le derrate alimentari che i più fortunati gettano nella pattumiera, ci si potrebbe sfamare chi non ha niente.

Ci si disfa degli alimenti perché sono scaduti, perché se n’è cucinato troppo o se n’è acquistato troppo, perché hanno fatto la muffa o non hanno più un buon odore.

Ogni giorno, nelle cucine di casa nostra, si consuma una piccola grande ingiustizia. E proprio per cercare di cambiare questo trend è nato a Malmo, in Svezia, il ristorante “Spill”, nel quale i piatti sono composti solo da cibo prossimo alla scadenza.

L’idea è venuta ad Erik Andersson, chef che ha lasciato la guida dello stellato “Daniel Berlin” per abbracciare un progetto che affonda le radici in un dovere morale: “Un giorno ho visto quanto cibo stava per essere buttato via (da un fornitore ndr) e sono andato a vedere in che stato fosse. Secondo me non era affatto da gettare. Si poteva utilizzare, con un pò di creatività, per realizzare ottimi piatti”.

“Spill”  in svedese significa spreco, il male che si cerca di combattere acquistando dai fornitori quei prodotti che non vuole più nessuno, perché prossimi alla scadenza. Il menu è fatto giorno per giorno, con una cucina del territorio e alcune escursioni asiatiche e americane.

Piatti vegetariani sempre presenti: “L’idea iniziale era che il ristorante fosse completamente vegetariano, ma sfortunatamente c’è troppa carne che viene gettata via. Credo che il problema che sta dietro la grande quantità di rifiuti sia che abbiamo un accesso costante a nuovi ingredienti: è troppo facile ordinare altre verdure, carne, pesce. E, ovviamente, è troppo economico buttare via il cibo. È un brutto circolo di cui tutti sono responsabili: i fornitori, i ristoranti, i clienti, i politici e così via. E questo, a sua volta, rende più difficile puntare il dito e affrontare il problema. Ma tutti possono fare la differenza”, ha spiegato Andersson.

 

 

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